L’ITALSIDER DI BAGNOLI
Breve riepilogo della sua storia e la sua chiusura-cosa faranno negli spazi della ex Italsider?
L’Italsider è un proggetto nato e creato nel 1905 con solo 120 ettari di ampiezza fino al 1977
dove raggiunge il suo apice di lavoratori (8000) e di diametro di 2KMquadrati.VIene
dismesso nel 1992 e l’area rimasta edificata è ora in bonificazzione e riqualificamento.
Questa è l’immagine del prim altoforno:
dei 6 altiforni oggi ne rimane solo uno.
L’ITALSIDER DI BAGNOLI
la Storia:
L’Italsider è un proggetto nato e creato nel 1905 con solo 120 ettari di ampiezza fino al 1977
dove raggiunge il suo apice di lavoratori (8000) e di diametro di 2KMquadrati.VIene
dismesso nel 1992 e l’area rimasta edificata è ora in bonificazzione e riqualificamento.
Questa è l’immagine del prim altoforno.
ne rimane solo uno.
Lo stabilimento siderurgico di Bagnoli, sorto per sfruttare i benefici della legge
speciale per Napoli del 1904, entra in produzione nel 1910, occupando circa 1.200
operai. I programmi dell'Ilva sono però fortemente condizionati dal “salvataggio” del
settore operato nell'estate del 1911 sotto la guida del direttore della Banca d'Italia,
Bonaldo Stringher, e anche l'impianto napoletano subisce un ridimensionamento
rispetto al progetto iniziale[2]. Non si hanno particolari notizie delle relazioni industriali
in quei primi anni, ma a giudicare dalla rilevante posizione assunta nella società Ilva
da Teodoro Cutolo, l'organizzazione di fabbrica può desumersi come piuttosto
severa[2].
Alla vigilia del conflitto gli operai sono più che raddoppiati (2 500 circa) e aumentano
ulteriormente durante la guerra, sotto il regime della “mobilitazione industriale”. L'Ilva
è tra le prime aziende a ottenere il requisito della “ausiliarietà”, tramite il quale
organizza l'attività produttiva in base alle esigenze belliche della nazione[2].
Dopo l'esordio speculativo dei primi esercizi, caratterizzato dalla distribuzione di
dividendi con metodi finanziari poco rigorosi, è ancora sul piano borsistico che
maturano eventi decisivi per l'Ilva, quando, nel 1917, Massimo Bondi comincia quella
scalata il cui sbocco sarà, nell'estate 1918, la nascita della grande Ilva. La nuovasocietà nasce con un programma ambizioso, basato sulla polisettorialità e mirante al
controllo diretto di tutte le attività collegabili alla produzione siderurgica.
Un'impostazione sicuramente moderna e capace di turbare gli equilibri economici,
ma minata alla base da una scarsità di mezzi propri e, conseguentemente, da un
eccessivo indebitamento e soprattutto da una modalità di generazione dei profitti
dipendente dalle commesse statali.
IL DOPOGUERRA
Nel 1954 viene Grazie
all'appoggio del governo De Gasperi, Sinigaglia torna nel dopoguerra a riproporre il
suo piano siderurgico, ottenendo questa volta i mezzi per attuarlo. All'impianto di
Bagnoli viene restituita una centralità produttiva rilevante e una conseguente forza
politica e sindacale che contrasta con la marcata deindustrializzazione
dell'area[2].costruito a sud dell'ILVA l'altoforno della Cementir. Nel 1962 le necessità
di ampliamento dello stabilimento portano alla costruzione di un riempimento a mare
(colmata) e di un lungo pontile (il "Pontile nord") per lo scarico delle navi pesanti.
Grazie alla politica economica di de gasperi e al boom economico l’italsider si amplia
superando di gran lunga molti record economici e strutturali che prima si sognavano
Nel 1994 inizia una prima fase di generale dismissione e bonifica dell'area. La colata continua viene smantellata e rivenduta alla Cina, l'altoforno 5 all'India; i forni a calce sono ceduti nel 1997 alla Malaysia; nel 2001 avviene lo smantellamento del moderno treno di laminazione che venne ceduto alla Cina dopo una vita di appena cinque anni, caratterizzata da inadeguati livelli produttivi. La vendita dei macchinari fruttò allo Stato circa venti miliardi di lire, a fronte di investimenti molto più ingenti effettuati per ammodernare lo stabilimento e renderlo compatibile con l'ambiente. Pochi anni prima erano stati, infatti, realizzati impianti di abbattimento delle polveri, depurazione delle acque e insonorizzazione, oltre che la strutturazione di un'area verde. Tra il 1996 e il 1999 vengono smantellati e rottamati molti altri capannoni, la centrale termoelettrica e le caldaie.
COSA FARANNO CON LO SPAZIO DELL'EX ITALSIDER?
Nel cuore dei Campi Flegrei, un’area caratterizzata da rischi sismici e vulcanici, si cela un’opportunità senza precedenti: la creazione di un moderno parco urbano, un’oasi verde destinata a diventare non solo un rifugio naturale, ma anche un motore di crescita economica e comunitaria. In un’epoca in cui la sostenibilità è un imperativo, questa visione si sposa perfettamente con le esigenze del nostro tempo.
Il famoso Gardens by the Bay di Singapore, con i suoi 101 ettari di terreno bonificato, ha dimostrato quanto un parco urbano possa trasformare una città, passando da «città giardino» a «città in un giardino». Questo spazio, con un impatto zero sull’ambiente, ha creato migliaia di posti di lavoro e ha accolto oltre 100 milioni di visitatori dalla sua inaugurazione nel 2014. Il cuore pulsante del Gardens è la sua foresta di Supertree, imponenti alberi artificiali di acciaio che ospitano migliaia di piante e fiori. Grazie a sistemi innovativi di raccolta dell’acqua piovana e di energia solare, questi alberi sono diventati un simbolo di sostenibilità e innovazione.
La creazione di un parco urbano moderno fruibile da tutti non solo genererebbe occupazione, ma offrirebbe anche opportunità di impiego sostenibile nel mantenimento del verde, nella gestione delle strutture ricreative e nella promozione di iniziative culturali ed educative. Guardando al successo del Gardens by the Bay di Singapore, possiamo immaginare un futuro in cui il nostro parco diventi una destinazione globale, attirando visitatori da tutto il mondo.
La creazione di un grande parco urbano rappresenta una visione audace per il futuro di Bagnoli. Piuttosto che optare per sviluppi commerciali a breve termine, dovremmo abbracciare un’opportunità che garantirà benefici duraturi per l’ambiente, l’economia e la comunità nel suo complesso. È tempo di investire nel nostro futuro e di trasformare Bagnoli in un modello di sostenibilità e progresso per le generazioni a venire.
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